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<title>Pensieri di pio</title><link>http://www.amicidipio.org/index.html</link><description>Pensieri di pio</description><dc:language>it</dc:language><dc:creator>pio@amicidipio.com</dc:creator><dc:rights>Copyright 2006 AmiciDiPio</dc:rights><dc:date>2006-11-26T16:43:58+01:00</dc:date><admin:generatorAgent rdf:resource="http://www.realmacsoftware.com/" />
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<lastBuildDate>Sun, 26 Nov 2006 18:14:37 +0100</lastBuildDate><item><title>storie di vita andina</title><description></description><dc:creator>pio@amicidipio.com</dc:creator><dc:subject>home</dc:subject><dc:date>2006-11-26T16:43:58+01:00</dc:date><link>http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-6</link><guid isPermaLink="true">http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-6</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10px; font-weight:bold; "><u>CAPITOLO 2&#186; - LA &#8220;ROMER&#205;A&#8221; (*)<br /><br /><br /></u></span>Gli indigeni delle Ande ecuatoriane erano arrivati a stabilire con la natura &#8211; durante ormai vari secoli di martoriata storia &#8211; una relazione di amore-odio, un patto di non aggressione e di convivenza pacifica, non esente, di quando in quando, da qualche sgarbo vicendevole, nei momenti in cui gli uni o l&#8217;altra avevano la luna di traverso e allora si tenevano il broncio per un po&#8217;, come una coppia di sposi.<br />Fu uno di questi momenti che mi vide protagonista, accanto agli indios delle 3 comunit&#224; lese: Tigua Centro, Yaguartoa e Chami, agli inizi del mese di novembre del 1973, in una singolare avventura religiosa che vi sto per raccontare.<br />Non saprei dire che screzi fossero sorti e che cosa avesse offeso in quell&#8217;occasione la natura, tanto da indurla a vendicarsi con i campesinos castigandoli cos&#236; severamente.<br />Il fatto &#232; che era passato da un po&#8217; il primo ottobre, giorno in cui tutti, di concerto, avevano sparso nei campi la semente dell&#8217;orzo, affidando ad ogni manciata di grano, di cui si privavano con pena, la speranza di raccogliere a suo tempo il 30, o il 60 o &#8211; chiss&#224; mai?! - magari anche il 100 per 1 evangelico.<br />Illusione, soprattutto quest&#8217;ultima! Mai succedeva in una terra sfruttata ad oltranza e mai fatta oggetto del bench&#232; minimo dono di  una manciata di concime per la sua fertilit&#224;. Erano terre di pend&#237;o, terre dalle misere dimensioni, avvizzite, direi quasi, sfruttate anch&#8217;esse all&#8217;eccesso come i loro miserabili padroni. Di questo suolo sfinito, ogni famiglia campesina custodiva gelosamente una povera porzione.<br />Quando si giungeva in vista del territorio, al filo dei 4000 metri, arrivando dalla citt&#224;, dopo ore di sballottamenti, per quel serpente di strada che non la smetteva mai di salire, e si arrivava alla curva di &#8220;wayra pungu&#8221; &#8220;la porta del vento&#8221;, come l&#8217;avevano battezzata nella loro lingua Kichua, si poteva osservare con uno sguardo d&#8217;insieme tutto il panorama. Nascevano immediatamente allora inquietanti pensieri alla costatazione dell&#8217;indigenza collettiva che significava quel mosaico di appezzamenti che si arrampicavano sui fianchi della montagna con audacia quasi temeraria. <br />Gli indios campesinos di lass&#249;, affidavano le loro vite a quella povera terra, pregandola tacitamente di farsene carico. Raccontavano alla loro terra, in momenti di segreta devozione, come in un rito domestico, la storia dolorosa e le ragioni della loro presenza a quelle altitudini. Sentivano che la terra li ascoltava, perch&#232; era la loro &#8220;pacha mama&#8221; la &#8220;madre terra&#8221; e come una madre amorosa li aveva accolti lass&#249;, esposti al freddo e alle intemperie di quel clima ostile, che decimava i loro bambini sul nascere. Erano arrivati lass&#249; quando la prepotente e violenta ingordigia di invasori intrusi aveva stabilito il diritto di propriet&#224; su quelle regioni che non erano mai state loro, dove altri erano nati e cresciuti, dove altre mani quelle terre avevano coltivato e il sudore di altre fronti irrorato da generazioni remote...<br />Ma tant&#8217;&#232;: la prepotenza e l&#8217;aggressivit&#224; son parte dei mali que annidano in quel &#8220;guazzabuglio del cuore umano&#8221;, come lo definisce un caro autore che amo.<br />Eran dovuti scappare, abbandonando le loro fertili terre di fondo valle e rifugiarsi lass&#249;, dove da secoli ormai si ostinavano con caparbiet&#224; a sopravvivere, non fosse altro che per pochi anni, giacch&#232; in quelle condizioni il tempo del vivere s&#8217;era fatto breve.<br />Ci toccher&#224; narrare di questo!<br />Ma riprendo il filo del tema, dopo essermi lasciato sedurre da queste divagazioni.<br /><br />Non pioveva da un mese. Il monte che incombeva sulle loro capanne di fango e paglia e sui loro campi appena seminati, s&#8217;era da tempo incupito.<br />Imbronciato e offeso, non si sapeva perch&#232;, tornava a reclamare ancestrali diritti alle sue vittime umane sacrificali. &#8220;Amina Urku&#8221; si chiamava quel singolare massiccio che si elevava, fuori del contesto delle due catene della cordigliera andina, che attraversavano tutto il paese come una spina dorsale bifida. Emergeva solitario, l&#8217;Amina Urku, quasi a picco sulle tre comunit&#224; indigene, come vigile guardiano del mondo, come minaccioso padrone e silenzioso spettatore e arbitro della vita e della morte di quelle povere popolazioni.<br /><em>&#8220;El cerro est&#225; enojado con nosotros, Padre, y por eso no llueve&#8221;,</em> &#8220;il monte &#232; arrabbiato con noi, Padre, e per questo non piove&#8221;, mi dicevano i campesinos.<br />Si commentava - sottovoce per non risvegliare i ricordi - che in tempi che si perdevano nella nebbia della memoria collettiva, aveva ricevuto il terribile ossequio di vittime umane. Ora non pi&#249;, per&#242; era fin troppo evidente che incuteva paura e che nell&#8217;inconscio di questi indios, risuonavano nelle notti di bufera i lamenti strazianti delle vittime predestinate e restavano presenti le sue supposte &#8211; chiamiamole ironicamente cos&#236; - &#8220;rivendicazioni salariali&#8221;.<br />Ora che la religione cristiana era stata portata fin lass&#249;, imposta a viva forza dal diritto che aveva generato la prepotenza dei conquistatori spagnoli, si era prodotto un singolare sincretismo. Le antiche credenze soggiacevano alle nuove forme di culto dovute al dio cristiano. Gli indios di lass&#249; avevano trovato il modo di far convivere le due fedi: la pagana dei padri e la cristiana della storia recente.<br /><br />Beh, stante tutto ci&#242;, non ci fu verso di convincerli che la Messa che bisognava celebrare perch&#232; piovesse, poteva svolgersi in una delle loro cappelle comunitarie. No, signor! Il monte era arrabbiato ed era d&#8217;uopo rappacificarlo con una Messa sulla sua cima. Saremmo andati su un sabato mattina, con tutte le tre comunit&#224;. Le polverose statue dei santi, relegate d&#8217;ordinario in qualche angolo buio delle loro cappelle, si sarebbero incaricati loro di caricarsele sulle spalle e di far fare loro l&#8217;ascensione perch&#232; &#8220;assistessero alla Messa&#8221; e contribuissero con la loro presenza intercessora al buon esito della causa comune.<br />Salimmo quindi un sabato mattina. Un sole radiante pareva smentire le convinte affermazioni degli indios che mi avevano detto: &#8220;E&#8217; un&#8217;abitudine andare a dir Messa lass&#249; quando non piove, Padre. Il prete dice la Messa e quando si comincia a scendere, gi&#224; piove&#8221;. <br />Un salita a dir poco &#8220;dolorosa&#8221;. Io ero arrivato alla missione da poco tempo e sfidare  il filo dei 5000 per arrivare l&#224; dove il cielo aveva posto la cima dell&#8217;Amina Urku esigeva una dose di audacia che mi dovevo imporre, giacch&#232; da sola non la sentivo nascere, nonostante avessi solamente da poco superato i trent&#8217;anni. Con un gesto di deferenza speciale, i campesinos avevano provveduto un cavallo per il padre. Ma, dopo poche decine di metri, il povero ronzino, scheletrico e denutrito, si arrendeva al peso notevole del cavaliere e non ne volle pi&#249; sapere di procedere. Mi fece compassione e non volli correre il rischio che il povero animale crepasse sotto la mia mole, gi&#224; fin d&#8217;allora consistente: gli concessi l&#8217;indulto!<br />La salita pertanto fu enorme fatica.<br />Arrivammo dopo varie ore di sforzo  e sudore. Sulla cima ristretta non c&#8217;era posto per tutti; molte donne si istallarono tutt&#8217;intorno lungo il pend&#237;o con in collo le creature pi&#249; piccole; gli uomini e i santi &#8211; numerosi anche loro &#8211; trovarono posto sul piccolo spiazzo.<br />Lo spettacolo era impressionante davvero! Io capivo ora perch&#232; un fascino e un turbamento segreto invadevano l&#8217;anima dei miei compagni indios. Non ne andavo esente! Il pezzo di creato meraviglioso che da lass&#249; mi era dato ammirare, elevava veramente lo spirito al senso dell&#8217;arcano. Qualche divinit&#224;, certamente, aveva stabilito lass&#249; il suo regno.  &#8220;Ci sar&#224; anche il mio Dio fra di loro?&#8221;, mi andavo chiedendo. Credo ci fosse anche Lui! E lo stavo chiamando in causa, dal profondo di quella fede ambigua che tutto associava e faceva d&#8217;ogni erba un fascio, tra antiche credenze, il dio &#8220;Inti&#8221;, che in Kichua significa &#8220;Sole&#8221;, che non rinunciava a risplendere e a castigare, a picco su di noi, la nostra presunzione cos&#236; poco ortodossa, e gli altri d&#232;i pagani della storia. <br />Mentre rivestivo i paramenti per la Messa, cercavo dentro di me le vie della conciliazione e presentavo al cielo la giustificazione del mio solidale operare in quel giorno, ricordando le rogazioni mattiniere per i campi della gente del mio piccolo paese. La memoria mi riportava fanciullo allora, e ripercorrevo, con un sorriso di simpatia per quel bambino che ero stato, alcuni momenti delle rogazioni nelle quattro &#8220;tempora&#8221;, gi&#224; fossero primaverili o autunnali. Mi piacevano di pi&#249; quelle di primavera inoltrata, con la natura in esplosione. Non ricordo in quali rogazioni, ma rivedevo con chiarezza alcuni momenti di quei tempi. Ero chierichetto e mi toccava a volte aprire la piccola processione per i campi, portando la croce astile. Compensavo allora la fatica della levataccia all&#8217;alba, concedendomi il privilegio, cercando di dissimulare la cosa come meglio potevo,  di bacchiare, tra una litania e l&#8217;altra, servendomi della croce che portavo, qualche frutto che mi tentava e mi faceva l&#8217;occhiolino lungo il tragitto del piccolo corteo. Provavo ben un senso di colpa per il furto e per quella mezza profanazione dell&#8217;uso della croce, per&#242; mi arrivava anche qualche scappellotto dal prete officiante, che consideravo assoluzione del delitto e penitenza al tempo stesso.<br />Cos&#236; andavano le rogazioni della mia infanzia di chierichetto.<br />Ora lass&#249;, sull&#8217;Amina Urku, pi&#249; o meno si ripeteva il rituale con gli stessi propositi. C&#8217;erano, oltre al Dio cristiano delle mie rogazioni antiche, il dio &#8220;sole&#8221;, &#8220;Inti&#8221;, appunto, e gli d&#232;i delle ancestrali devozioni indie che reclamavano il diritto all&#8217;esistenza nelle coscienze dei campesinos.<br /><br />Beh! Nemmeno una nube!<br />Un sole che spaccava le pietre! Bruciava! Io pregavo che proprio il dio &#8220;Inti&#8221; si nascondesse un po&#8217;, ma come glielo potevo esigere se era proprio la principale divinit&#224; chiamata in causa per rappacificare il monte imbronciato?!<br />La tiravo in lungo la cerimonia, nonostante il caldo, per dar tempo alla preghiera di mostrarsi efficace e che facesse apparire all&#8217;orizzonte un cenno di nube...!!!<br />Ricordavo il 1&#186; libro dei Re. Mi immedesimavo della parte di Elia sul monte Carmelo; puntavo a rendere evidente la vera identit&#224; del dio cristiano, con il segno della pioggia invocata. Se non pioveva doveva essere per mancanza di chiarezza: la nostra fede non era n&#232; profonda n&#232; definita. A che dio avremmo attribuito il merito dell&#8217;eventuale miracolo? In un eclettismo assurdo volevamo che coesistessero tutte le divinit&#224; in un solo concerto. <br />Vi dir&#242; che assai pericolosa scoprivo essere pure la dovozione ai santi. Quelle statue che con tanta fatica i miei cari indios si erano sforzati di portare fin lass&#249; e che giravano in tondo sul cucuzzolo del monte, finita la Messa, in una singolare scomposta processione, scoprivo che erano entrati anche loro, per qualche scorciatoia dettata dalle necessit&#224;, nel numero delle divinit&#224;. Insomma, la fede era un concetto legato alle convenienze e all&#8217;opportunismo. Il nostro Dio e i santi avevano trovato posto anche loro  nella religiosit&#224; india, aumentando il numero delle divinit&#224; pagane. Di fronte a tanti bisogni e a tante sofferenze, che nessuno leniva e che le pastiglie di Finalin o di Aspirina si mostravano inefficienti a consolare, potevano gli indios accettare anche la scommessa della fede cristiana; pi&#249; o meno con il criterio di una canzone di Ornella Vanoni che dice, in un determinato momento: &#8220;Proviamo anche con dio, non si sa mai!&#8221;.<br />Alla fine della fatica mi ero ritrovato lontano dal profeta Elia, con cui avevo tentato identificarmi. Mi ritrovavo sconfitto come i profeti di Baal, sudando  e girando sterilmente attorno all&#8217;altare sacrificale!<br />Ora che iniziavamo la discesa, sentivo la convinzione degli indios come una minaccia: &#8220;Scendendo dal monte, gi&#224; comincia a piovere!&#8221;, mi avevano detto. Il mio intervento e la mia rogazione erano stati un fallimento e la frustrazione degli indios pareva dover degenerare in qualsiasi momento in un rifiuto alla mia presenza di pastore, giunto da poco fra loro.<br />&#8220;Ahim&#232;! Qui comincio male!&#8221; pensavo. Avevo adottato quindi una faccia triste di circostanza, destinata a far vedere che condividevo anch&#8217;io la loro delusione.<br />Mi si avvicin&#242; allora il dirigente Avelino Tigasi, il pi&#249; ostinato e temibile della comunit&#224;, per consolarmi dicendo: &#8220;Non si affligga tanto, Padre; a volte succede che non piove&#8221;. <br />Tirai un sospiro di sollievo.  <br /><br /><br />(*) Il Pellegrinaggio<br /></p>]]></content:encoded></item><item><title>Cayambe 20 ottobre 2006.</title><description></description><dc:creator>pio@amicidipio.com</dc:creator><dc:subject>home</dc:subject><dc:date>2006-11-26T16:43:10+01:00</dc:date><link>http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-5</link><guid isPermaLink="true">http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-5</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Cayambe 20 ottobre 2006.<br /><br />Carissimi amici:<br /><br />Verso la fine dell&#8217;estate ho fatto l&#8217;esperienza di un gruppo di una dozzina di volontari venuti da lontano, dal Canada del nord, con la santa voont&#224; di consacrare un tempom anche se breve, della loro vita al servizio dei poveri. Nobile proposito davvero! Per una 15&#170; di giorni rimasero a prestare il loro sevizio, soprattutto nell&#8217;area medica, ai campesinos del territorio. La nostra Maternit&#224; fu il campo di battaglia. Ci furono una decina di interventi chirurgici. I nostri amici canadesi arrivarono carichi di medicinali, strumentale medico e vestitini per bambini. Il tutto metteva in evidenza la partecipazione di una pi&#249; vasta comunit&#224; che li aveva inviati in missione provvisti di tante cose. L&#8217;esperienza fu assai positiva, con qualche piccolo disguido, trattandosi della prima volta. In primavera torneranno i medici con un programma di interventi chirurgici gi&#224; definiti e predisposti. A luglio verranno altri volontari per dare una mano in altre attivit&#224; a servizio dei campesinos.<br />Questa esperienza ha portato me a visitare la loro parrocchia a Edmonton, dove ha piantato le sue tende, da molti anni ormai &#8211; una vita! -  questa prospera comunit&#224; italiana. C&#8217;era la festa del &#8220;thanksgiving day&#8221; che la comunit&#224; italiana celebrava come tutti gli anni, per&#242; con una motivazione nuova: il senso della solidariet&#224;.<br />La mia prtesenza che il parroco e il consiglio pastorale avevano voluto intensamente, obbediva proprio a questo proposito. Al Centro Culturale Italiano di Edmonton si svolse la cena con pi&#249; di 500 persone, e in quel contesto festivo si inser&#236; il racconto delle mie eroiche gesta!!! E la presentazione ( un po&#8217; in riassunto) di quanto il Signore mi permetteva realizzare a beneficio dei poveri, in Ecuador. Fu cos&#236; che, al cuore generosoe e ben disposto di quella nobile comunit&#224; giunse, fra tante, l&#8217;immagine di due creature che avevo benedetto il girono prima di partire.<br />&#8220;Angelo&#8221; avevano deciso le nostre infermiere che si sarebbe chiamato il bambino, finito all&#8217;alba di quel giorno nella nostra Maternit&#224;. Ce l&#8217;aveva consegnato la Polizia. La mamma l&#8217;aveva partorito e buttato via! Era stato trovato per caso, con il cordone ombelicale ancora sanguinante. I suoi vagiti che si andavano spegnendo ne avevano denunciato la presenza... Ora era l&#236;, affidato all&#8217;amore tenero delle nostre dottoresse e infermiere. Rifiutato dalla sua, aveva trovato una decina di nuove mamme che, intantom insieme alle cure e all&#8217;affetto, gli avevano regalato un nome carico di significato. Angelo volevano si chiamasse, e con quel nome lo battezzer&#242;.<br />L&#8217;altra creatura che ho l&#236;, non so ancora come si chiama. E&#8217; una bambina. Intanto la stiamo salvando da una infezione generale che le era sopraggiunta e che aggravava le gi&#224; preoccupanti condizioni della creatura affetta da una severa fprma di cardiopatia: un cuore eccessivamente ingrossato minacciava la vita di questa tenera bambina che non compiva l&#8217;anno ancora. Aveva ssoluto bisogno di un intervento chirurgico al cuore. La mamma, uan giovane indigena che non riusciva quasi ad esprimersi in spagnolo, l&#8217;aveva portata all&#8217;ospedale dei bambini a Quito; ospedale statale da dove era tornata perch&#232; l&#224; non le davano pi&#249; le medicine: Lei non aveva un centesimo per pagarle; si era indebitata oltre i limiti delle sue capacit&#224; (quasi nulle!). Ora con le lacrime agli occhi mi diceva che voleva andare a casa e che la bambina morisse l&#224;, nella sua capanna. Le dissi di no! Che mi aspettasse; in una settimana sarei stato di ritorno dal mio viaggio con gli aiuti di tanti padrini per salvare la piccola.<br />Alla comunit&#224; canadese presentai il caso. Conclusi il mio intervento facendo palpitare all&#8217;unisono il cuore eccessivamente cresciuto della mia bambina e i cuori che immaginavo altrettanto grandi degli italiani di quella comunit&#224; canadese. Fu generosa la risposta e ora penso che potremmo sognare di vedere san la nostra piccola.<br /><br />Per ora faccio punto qui per non rimandare alle Calende greche l&#8217;invio di questa mia lettera con i saluti e l&#8217;affetto. Vedo i vostri nomi negli estratti conto che, con precisione e puntualit&#224; mi invia Gianna.<br />A volte tiro a sorte a quale urgente necessit&#224; o progetto destinare i vostri generosi aiuti:. Stabilisco delle priorit&#224;. E&#8217; sempre una boccata di ossigeno che mantiene vive tante speranze.<br />Andiamo a gonfie vele con il progetto di ricupero dei terreni. Ogni metro di suolo ricupertato porta con s&#232; il profumo della primavera e carica l&#8217;attesa di frutti abbondanti per la vita dei poveri.<br />Che bello!!!<br />Ve ne ringrazio a nome loro.<br />Intanto vi mando un bacio e le benedizioni del Signore.<br /><br />Con affetto.<br /><br /><br />Pio <br /></p>]]></content:encoded></item><item><title>Cayambe&#x2c; 24 settembre 2006</title><description></description><dc:creator>pio@amicidipio.com</dc:creator><dc:subject>home</dc:subject><dc:date>2006-11-26T16:42:21+01:00</dc:date><link>http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-4</link><guid isPermaLink="true">http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-4</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font:12px Verdana, serif; "><br /><br /></span></p><p style="text-align:right;"><span style="font:12px Verdana, serif; ">Cayambe, 24 settembre 2006.<br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:12px Verdana, serif; ">Carissimi amici:<br /><br />Prende l&#8217;avvio , durante la meditazione di questa mattina, questa lettera per voi. Nasce dalla voglia grande di incontrarmi di nuovo, in qualche modo, e dal cruccio, che col passare dei giorni diventa in me sempre pi&#249; penoso, di non riuscire a &#8220;staccare&#8221; nel ritmo delle mie attivit&#224;.<br />&#200; impressionante come van crescendo gli impegni e le responsabilit&#224;! Non riesco a trovare uno scampolo di tempo per me e per voi. <br />Mi vien da sorridere pensando che sabato scorso, nella lunga meditazione che ho proposto ai miei confratelli della zona nord (Quito, Cayambe, Ibarra) per il ritiro trimestrale nella mia comunit&#224;, tra le altre cose, mettevo in evidenza la necessit&#224; di ricavare di tanto in tanto questi ritagli di tempo per noi e per la parte del nostro spirito agitato e distratto. Ma si sa: le mie prediche le faccio anzitutto per me che ascolto poco, come i bambini disobbedienti!<br />Mi sono ridotto, ancora una volta a occupare qualche minuto dell&#8217;ora di meditazione mattutina per dare forma alle mie riflessioni da consegnare alla storia e... a voi.<br />Il 2 luglio mi sono reinserito a pieno ritmo nel flusso della vita a Cayambe. Molte cose, come sempre succede, mi attendevano da un mese, e le cose da fare erano diventate tutte urgenti. Se vi dovessi fare la cronaca di quello che &#232; successo durante questi due mesi e mezzo, trascorsi dopo il mio ritorno, riempirei un libro di discrete dimensioni. <br />Vi commenter&#242; schematicamente qualche avvenimento.<br />Ci furono nel mese di luglio due momenti di festa: il conferimento del titolo di maturit&#224; scolastica ai 66 ragazzi della mia scuola &#8220;Domenico Savio&#8221; e una settimana dopo a 42 dell&#8217;altro programma per adulti. In questo caso si trattava della prima promozione di studenti che arrivavano alla maturit&#224;. Una bella soddisfazione per loro e per me che considero questa attivit&#224; educativa molto importante, perch&#232; orientata ad aiutare i pi&#249; poveri. Si tratta infatti di campesinos che non hanno avuto la fortuna di potersi educare. Quando il sabato vedo riempirsi il cortile e le aule di una massa di pi&#249; di 800 allieve e allievi, animati dal desiderio di studiare e sostenuti dallo spirito di sacrificio che questa proposta comporta, mi sento gratificato.<br />La pausa estiva, con le vancanze dei 1200 ragazzi della scuola &#8220;Domenico Savio&#8221;, se da un lato &#232; stata allietata dalla festa della maturit&#224; dei ragazzi dell&#8217;ultimo anno, dall&#8217;altro ha visto me immerso nella situazione problematica di un gruppo di ragazzi dei corsi inferiori, respinti. Ho cercato di dare loro una nuova opportunit&#224; di ricupero, offrendo la possibilit&#224; degli esami di riparazione. Pianti e lamenti dei ragazzi/e e dei genitori venivano a finire da me. Ho cercato di aiutare fin dove ho potuto.<br />Intanto aveva preso il via a Olmedo la costruzione del centro per gli anziani e i diversamente abili della parrocchia. Procedono a ritmo serrato i lavori. Sono in ritardo i finanziamenti dell&#8217;Associazione Namast&#232; &#8211; Il Dono. Ho dovuto autoprestarmi un po&#8217; di soldi di altri progetti: Spero di rimettere le cose in ordine appena arriva il 2&#186; bonifico dell&#8217;Associazione Namast&#232;.<br /><br />E&#8217; partito un mese e mezzo fa il progetto &#8220;subsolaci&#243;n&#8221;, come lo chiamiamo qua.; leggi: &#8220;recupero terreni&#8221; che avevamo definito come importante e alla cui realizzazione abbiamo destinato i proventi della grande festa organizzata da Tommaso Cinti e amici il 16 giugno. Mi fa un piacere enorme vedere la soddisfazione dei campesinos e la loro entusiasta partecipazione ai lavori dietro i trattori.<br />Sabato scorso, 16 settembre, nel pomeriggio, c&#8217;&#232; stata qui da me la concentrazione dei rappresentanti delle  comunita indigene pi&#249; povere del territorio dove siamo presenti. Erano pi&#249; di un centinaio i campesinos che venivano con le proposte e i progetti studiati nelle assemblee comunitarie dei loro villaggi. Ora le abbiamo in mano noi. Dovremo decidere quali sono i lavori pi&#249; indispensabili e urgenti e orientare la nostra attivit&#224; di appoggio a questi progetti prioritari. Avremo bisogno di molti aiuti esterni... Vedremo fin dove saremo in grado di intervenire.<br /><br />Sabato mattina &#8211; come vi dicevo -  si sono riuniti qui a Cayambe una ventina di Salesiani della zona nord per il ritiro spirituale trimestrale. A me toccava la predicazione e l&#8217;attenzione ai confratelli. Faticoso, ma bello! <br /><br />Ho in programma un viaggio di una settimana a Edmonton, in Canada, con una tappa fugace negli USA. Mi aspettano in Canada nella parrocchia salesiana Santa Maria Goretti, per una festa, (tipo quella di Tommaso) e la sensibilizzazione missionaria; &#232; prevista la partecipazione di circa 600 persone. Mi trascinano l&#224; il parroco e tutto il gruppo di medici, infermiere e qualche impresario che ho avuto qua a fine agosto, 15 giorni, a operare nella nostra clinica-maternit&#224;. Torneranno ad aprile i medici e in estate 2007 un secondo gruppo di volontari per lavorare un po&#8217; in diverse attivit&#224;, secondo le competenze, con i campesinos. E&#8217; stata anche la loro un&#8217;esperienza positiva cui vogliono dare continuit&#224;. L&#8217;&#233;quipe medica, guidata dal Professore Di Toppa, otorrinolaringoiatra di prestigio, ha fatto una settimana di visite specialistiche a pi&#249; di 200 pazienti e una decina di interventi chirurgici.<br /><br />Sono stati qua 15 giorni anche gli amici Poeschl dalla Baviera. Son delle persone squisite. E&#8217; sempre una grande gioia poter stare un po&#8217; con loro. Avevano il tempo limitato e troppi impegni pressanti. Visitare in poco tempo tutti i progetti che loro sostengono, diventa allora uno stress.<br /><br />Comunque, andiamo avanti con energia ed entusisamo. L&#8217;entusiasmo nasce dalle sofferenze combattute e vinte! Apro le porte e il cuore a tante miserie! A lottare sono sempre pronto. Non c&#8217;&#232; tempo allora per considerazioni sulla necessit&#224; del riposo  o il calcolo. E&#8217; sempre gratificante veder rinascere la speranza nelle persone che disperavano e sentivano la vita come un castigo. Veder trasformare la tristezza e le lacrime nella gioia e nel sorriso, compensa dei sacrifici fatti e dei costi che l&#8217;operazione ha significato. I poveri troveranno sempre un posto nel mio cuore, soprattutto i bambini.<br /><br />Abbiamo dovuto affrontare ultimamente un caso che &#232; finito su tutti i giornali e in tutti i canali televisivi nazionali. Una mamma di 16 anni e il suo convivente di 23, avevano un bambino di 2 mesi. Piangeva spesso il piccolo (non &#232; difficile capirlo, date le miserevoli condizioni in cui vivevano). Il padre della creatura, infastidito, l&#8217;ha scaraventato contro il muro. L&#8217;abbiamo denunciato e il piccolo l&#8217;abbiamo &#8220;ricostruito&#8221;! Rotte le costole, il bacino, la testa...! Ora l&#8217;abbiamo in custodia. Mi fa una tenerezza che non vi dico!<br /><br />E con questo che vi racconto, inevitabilmente il mio pensiero si porta alle infinite situazioni di sofferenza, di disagio, di disperazione che sono costretto a vedere e ad affrontare tutti i giorni. Non mi trattengo a farvene la descrizione. Condivido con voi, oggi, solo la sconvolgente visione di una creatura nata e deposta sul tavolo sgangherato della casa. La trovammo abbandonata, nuda, a morire di freddo e di fame. La mamma &#232; una povera ragazza invalida, con ritardo mentale, che ha subito violenza continuamente (ha cos&#236; 3 bambini, affidati non so a chi). La ragazza stava morendo anche lei dissanguata per il parto difficile, senza assitenza alcuna... Lei l&#8217;abbiamo salvata, la creatura no. Sar&#224; difficile che mi si cancelli dalla memoria la visione di quello spettacolo di disumana miseria. Per completare l&#8217;opera, in quella situazione disperata &#8211; un oltraggio sull&#8217;altro &#8211; erano entrati i ladri a rubare le ultime misere suppellettili che la povera ragazza aveva in casa. Quando dico &#8220;casa&#8221; sto usando un eufemismo, tanto per indicare il buco dove viveva...<br />Beh, carissimi, non dimenticatevi dei nostri poveri. Li sento pi&#249; fortemente che mai affidati alle mie cure e alla nostra comune carit&#224;. Ho l&#8217;impressione a volte di non riuscire a resistere di fronte a tante disgrazie.<br />Per ora termino qui la mia lettera. Spero di non lasciar passare molto tempo senza comunicarvi le mie note. <br />Un abbaraccio accompagna la benedizione che vi mando di cuore.<br /><br />Con affetto . <br /><br />Pio  <br /></span></p>]]></content:encoded></item><item><title>pensieri/3</title><description></description><dc:creator>pio@amicidipio.com</dc:creator><dc:subject>home</dc:subject><dc:date>2006-05-18T19:32:39+02:00</dc:date><link>http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-3</link><guid isPermaLink="true">http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-3</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;">Cayambe, marted&#236; 16 maggio 2006.<br /></p><p style="text-align:justify;">Cari amici:<br /><br />E&#8217; passato anche questo fine settimana. Lo costato con un sentimento misto di pena e di gioia. La pena &#8211; poca realmente -  per come passano veloci i giorni e mi ritrovo a rincorrerli pi&#249; che ad attenderli! Il ritmo serrato che mi impone il fare, mette a nudo una fatica nuova che gli anni depositano sulle mie spalle, oggi nostalgiche di energie che furono instancabili un tempo, ed ora assai indebolite, anche se non ancora spente.<br />Ma &#232; pure con un senso di gioia che ripasso questi momenti del fine settimana, pi&#249; centrato nell&#8217;azione pastorale. Mi sono immerso ancora una volta nel mistero gioioso della Pasqua per ricavarne una ispirata motivazione per il mio vivere quotidiano. Tento sempre che il mistero della Pasqua illumini la mia vita, mi faccia innamorare ogni giorno di pi&#249; del Signore e mi induca ad essere pi&#249; luminoso ed entusiasta nel contagiare le persone che mi cercano continuamente. <br />E&#8217; storia di tutti i giorni: &#232; un fluire continuo al mio incontro di tante persone di ogni et&#224; e condizione, il pi&#249; delle volte alla ricerca di uno spiraglio di speranza; suppongono che io la debba incarnare!<br />Marted&#236; scorso ho riunito la comunit&#224; &#8211; come faccio tutti i marted&#236; &#8211; e ho invitato il parroco della chiesa matrice di Cayambe, con il proposito, soprattutto, di spiegare a lui la mia posizione. Gli dicevo che non pensasse che io vado a caccia di matrimoni da benedire o di battesimi da amministrare, magari con il segreto proposito di avere il beneficio delle offerte. La ragione della mia chiarificazione sta nel fatto che questo succede continuamente. Un sacco di persone vengono a chiedermi che sia io a battezzare i loro bambini, e tante coppie di fidanzati, che sia io a benedire le loro nozze.<br />Io li indirizzo al parroco, soprattutto per ragioni di giurisdizione (bisogna ben rispettare anche il Diritto Canonico, ogni tanto!!!). Ma di fronte all&#8217;insistenza, il parroco si vede obbligato a concedere i permessi. Di una coppia pensavo di essermi &#8220;liberato&#8221; con il far presente che in quella data di giugno, da loro fissata per il matrimonio, ero fuori sede. La settimana dopo mi ritornano con la novit&#224; che sono andati dal parroco e han proposto posticipare il matrimonio all&#8217;otto luglio, quando io sarei stato di ritorno!<br />Ho pensato opportuno allora presentare al parroco anche un altro aspetto (oltre a quello legale) che varrebbe la pena prendere in considerazione nella pratica del nostro ministero pastorale; e cio&#232;: non complicare tanto le cose ai fidanzati che ancora hanno il vivo desiderio di iniziare il loro cammino di sposi, sostenuti dalla grazia del sacramento. Piuttosto, andare incontro al loro santo proposito con la gioia condivisa anche da parte nostra. Vi dir&#242; che, per quanto mi concerne, &#232; per me una vera allegria quella che mi regala il Signore, quando mi concede la grazia di essere il segno della sua presenza, o lo strumento della sua bont&#224; misericordiosa, nell&#8217;amministrazione dei sacramenti.<br />E cos&#236;, anche il fine settimana scorso mi ha riservato alcuni momenti di questa gioia pastorale.<br />Furono prima due gemellini di 7 mesi portati alla fonte battesimale dai loro bravi genitori, accompagnati dalla presenza numerosa delle famiglie e degli amici.<br />Fu festa vera, proprio come dovrebbe ispirarla sempre questa nuova nascita, questo dono inimmaginabile dell&#8217;amore del Padre che ci rende figli suoi. Erano perfettamente identici i due piccoli. Ho chiesto alla giovane mamma se lei li distingueva senza segni esterni particolari di identificazione; s&#236;, lei li riconsceva: mistero dell&#8217;amore materno!<br />Ho avuto poi la visita di una coppia di fidanzati. Vivono a Quito, ma qualcuno ha detto loro che a Cayambe, la benedizione del padre Pio &#232;... pi&#249; efficace!<br />Ho dovuto spiegare il dono che Dio vuol fare loro con la grazia del sacramento, e che l&#8217;efficacia dipendeva da loro che, del matrimonio erano i ministri. Ma gi&#224; venivano con le licenze in ordine, tanto del parroco di Quito, come di quello di Cayambe. Cos&#236; fu che non mi son potuto &#8220;salvare&#8221; neanche questa volta. Sabato a mezzogiorno: altra gioia condivisa con loro. La festa di nozze sar&#224; dopo quella delle prime comunioni dei bambini di una scuola della citt&#224;.<br />Iniziano ora gli impegni delle prime comunioni e delle cresime, dappertutto. Saranno circa 400 i bambini delle prime comunioni e circa 300 i cresimandi: profusione di grazie da custodire e da far crescere e fruttificare.<br />Sabato stesso poi, alle ore 16:00 c&#8217;erano in programma altri tre battesimi. Tre fratellini: 11 e 9 anni i bambini, allievi della mia scuola, e 15 mesi la piccola.<br />Finita la celebrazione, ho intrapreso la quotidiana tortura per andare a Olmedo, la mia parrocchia, per la Messa vespertina delle 18:00. Tortura non era, ovviamente, la Messa, che mi riempie sempre di emozione e di pace, ma il cammino, cos&#236; schifoso e malandato che si arriva a destinazione con i reni a pezzi. Sono 17 Km  di penitenza, lasciati l&#236; dal Signore, credo, per farmi scontare i peccati passati, presenti e futuri!!! <br />Senza diritto a nessuna indulgenza!<br />Anche l&#224; mi aspettava un battesimo. Questa volta, per&#242;, non c&#8217;era n&#232; festa n&#232; sfarzo. Il battezzando era un piccolo di 2 anni, vestito come la miseria gli consentiva: di poveri panni, ma per l&#8217;occasione puliti. Era, la mamma, una campesina sola, senza famiglia, una ragazza madre di circa 25 anni, che viveva in una povert&#224; estrema. La madrina una ragazza giovane di buona volont&#224;, venuta dalla citt&#224;. Non so per quali vie le due giovani si fossero conosciute. <br />Ho devoluto alla mamma del piccolo l&#8217;offerta che la madrina aveva fatto per la Messa e il Battesimo.<br />Mentre amministravo quell&#8217;ultimo Battesimo del giorno, pensavo alle differenze sociali, alle varie sfaccettature dell&#8217;ingiustizia, che condizionano la vita di tutti. Mi sentivo per&#242; consolato e felice al pensiero di come il mio Signore, invece, regalava a tutti questi piccoli, candidati alla figliolanza del Padre, lo stesso dono generoso della sua grazia e lo stesso amore senza distinzioni. <br />Almeno Lui la giustizia la applica per tutti!<br />Sceso a valle, la sera, dopo le funzioni parrocchiali vespertine, mi aspettava Elsa, un mamma con le due figlie di 15 e 8 anni, donna abbandonata dal marito, attratto da altre avventure. Mi attendeva per una frugale cena insieme, in una povera e umida abitazione, al bordo della gora di scarico delle fognature, con i topi in libert&#224;. Povera cena, per&#242; condita dalla loro gioia (e dalla mia!) di avermi con loro.<br />Rientrando a casa, a notte fonda, dopo questa &#8220;avventurosa&#8221; giornata, non potevo non passare a rapporto da Lui e ringraziarlo di tanto affetto di cui mi circonda continuamente...<br />La domenica comincia alle 5 del mattino... ma questo &#232; gi&#224; un altro capitolo della storia... Sar&#224; per un&#8217;altra occasione! <br />Un abbraccio.<br /><br /> Pio<br /></p>]]></content:encoded></item><item><title>Pensieri/2</title><description></description><dc:creator>pio@amicidipio.com</dc:creator><dc:subject>home</dc:subject><dc:date>2006-05-02T17:01:20+02:00</dc:date><link>http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-2</link><guid isPermaLink="true">http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-2</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;">Cayambe 28 IV 2006.<br /><br /><br />PENSIERI &#8211; continua<br /><br />... Ripassando i volti dei bambini che amo, riempio spesso i tempi delle mie meditazioni. Mi trattengo a ripensare le condizioni pietose della loro esistenza. A volte credo che l&#8217;incoscienza sia un&#8217;opportuna alleata del vivere. Cos&#236; ho l&#8217;impressione che l&#8217;afflizione per le condizioni infraumane in cui vivono queste creature &#232; pi&#249; mia che loro. <br /></p><p style="text-align:justify;">Certamente ha molto a che vedere la visione d&#8217;insieme. Il contesto socio &#8211; territoriale in cui la loro vita &#232; immersa &#232; quello comune: di una povert&#224; senza molte alternative. E&#8217; per tutti cos&#236;; e allora anche le aspirazioni di questi piccoli non vanno oltre la ricerca delle piccole insignificanti  gioie che la vita all&#8217;insegna delle astinenze pu&#242; offrire loro. Per le bambine una bambola sciancata e mutilata arrivata fin lass&#249; raccattata nella discarica municipale. Se la caricano sulle spalle, avvolta nella loro piccola &#8220;chalina&#8221;, il pannolone che tutte le donne usano, e la curano con una tenerezza innata, evidenza di una precoce vocazione alla maternit&#224;: ma la bambina deve essere ancora in assai tenera et&#224; per rivendicare il diritto alla ludica funzione della maternit&#224;. Appena arrivano ai 5 o 6 anni si ritrovano ad avere in successione uno o due fratellini pi&#249; piccoli di cui assumere buona parte delle responsabilit&#224;. Allora sar&#224; finito il tempo dei giochi. <br />Anche i maschietti devono diventare precocemente adulti: all&#8217;affacciarsi il tempo della prima infanzia, relegano dimenticata, triste, nell&#8217;abbandono nel mondo dei ricordi, la loro palla di plastica, da tempo senz&#8217;alito, fatta giungere fin lass&#249;, non si sa come, da qualche babbo natale di passaggio, o il pallone di pezza, pieno di ernie strozzate da tutte la parti...; e spesso non sono la cartella e i quaderni i dignitosi sostituti dei loro giochi infantili, come sarebbe giusto che fossero! No: si ritrovano piuttosto con un paio di vecchi stivali di plastica, dove hanno navigato altri piedi prima dei loro, con un &#8220;poncho&#8221; sdruscito dalle misure esuberanti e un cappello di ruvido panno in testa... tutti segni di una liturgia che conferisce loro l&#8217;investitura di pastori del gregge domestico. Li rivedo muti, accoccolati sotto le loro umili protezioni, tossire, nella pioggia battente, compiendo la loro missione di custodi del patrimonio familiare: le magre pecore del gregge.<br /><br />I miei bambini li amo!<br /></p>]]></content:encoded></item><item><title>Pensieri/1</title><description></description><dc:creator>pio@amicidipio.com</dc:creator><dc:subject>home</dc:subject><dc:date>2006-04-28T10:52:23+02:00</dc:date><link>http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-0</link><guid isPermaLink="true">http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-0</guid><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;">Cayambe 26 aprile 2006.<br /></p><p style="text-align:justify;">PENSIERI CONDIVISI<br /><br />Fa un freddo cane questa mattina. A me non disturba perch&#232; da sempre, ho una speciale simpatia per il freddo e il vento; ma vedo come i confratelli della mia comunit&#224; ne sopportano con pena il rigore, e questo mi dispiace.<br />Un&#8217;alba fredda come quella che ci accoglie ora al nostro risveglio, &#232; foriera di un giorno radiante di sole, perch&#232; nasce da un cielo sereno e senza nubi, adornato dalla colossale presenza dei 5700 metri del Cayambe, ammantato da nevi perpetue, che, mentre abbellisce il territorio con la sua maestosit&#224;, si &#232; attribuito abusivamente funzioni indebite, come quella di essere il frigorifero della zona!<br />Fin qui non ci sarebbe nulla da recriminare se non fosse che sulle sue pendici, su, su... fin dove la speranza di sopravvivere li conduce, si sono istallati i poveri pi&#249; poveri, con le loro &#8220;choze&#8221;, le loro capanne di fango dai tetti di paglia. Vivono lass&#249;, misera corona del nevaio, tristi custodi delle solitudini, con i loro bambini.<br />Li trovo ogni tanto e sono loro che mi distraggono dai pensieri da poeta e mi sospingono fino alle soglie delle loro umilissime capanne.<br />E&#8217; questa mia &#8220;doppia visione&#8221;, questo sguardo sul loro mondo, che mi affligge. Da un lato gli spazi silenti di questi nevai, che raccolgono e offrono solo la perenne armonia del sibilo del vento, e mi trasportano l&#8217;anima a tanti ricordi dei tempi della mia giovent&#249;, vissuti con gioia sui nostri monti: le camminate senza fine sui ghiacciai dell&#8217;Adamello, la scalata sulle Torri del Vajolet, le ascensioni sulla Marmolada, i sentieri e le conquiste faticose dei Catinacci, o le Cinque Torri del Falzarego e le Dolomiti di Brenta... Tanti lieti ricordi.<br />Ma ora devo abbassare lo sguardo sulla realt&#224; di questi poveri e i loro piccoli, dalle guance rosse e  con le crepe.<br />Sono tutti belli questi bambini e, a uno sguardo superficiale, traggono in inganno; hanno le guance paffutelle e appaiono a prima vista ben nutriti, ma le loro pacine gonfie tradiscono subito una denutrizione dalle radici ataviche. Una tosse pertinace mette in evidenza problemi che non tarderanno a manifestarsi con malattie severe.<br />Sono spesso con loro; mi aiutano a ripercorrere a ritroso la strada della mia vita, fino a identificarmi con la realt&#224; loro, che fu la mia di bambino povero. E mentre provo dentro di me la compiacenza evangelica del tornare bambino, pi&#249; facilmente disposto al regalo del Regno, medito i volti tristi e spesso angosciati dei loro genitori. Dico &#8220;medito&#8221; perch&#232;, una volta ancora, la povert&#224; estrema in cui si dibattono e che della loro angoscia &#232; generatrice, mi riconduce al ricordo delle lacrime sofferte dei miei genitori, quando non avevano a sostegno della loro speranza che la fiducia nella provvidente carit&#224; dei buoni a lenire il dolore che l&#8217;insufficienza dei mezzi per il pane  dei figli depositava giorno dopo giorno nell&#8217;anima loro.<br />Eravamo allora noi bambini, nella nostra semplicit&#224; e innocenza, a consolare e tergere le loro lacrime, a richiamare la presenza di un Padre che, nonostante tutto ci permetteva di vivere nell&#8217;unit&#224; e nell&#8217;amore.<br />Ora sto visitando alcuni dei 38 centri infantili dove un buon numero di queste creature sono accolte e vivono ore spensierate, anche loro ignare delle pene dei padri: giocano, ricevono il cibo opportuno e cantano. Mi sento protetto da queste loro vocine che mi scendono nell&#8217;anima come una preghiera al Signore. Sono canti che io interpreto come un&#8217;intercessione, che dal cuore dell&#8217;innocenza si elevano al cielo senza interferenze... &#8220;Se non diventerete come bambini, non entrerete mai&#8221;.<br />Mi associo: questi piccoli che si assiepano attorno a me, mi prendono d&#8217;assalto, mi rapiscono con gratitudine, sono i miei difensori, sono il senso della mia vita....<br /></p>]]></content:encoded></item><item><title>Messaggio di Pio per la Pasqua </title><description></description><dc:creator>pio@amicidipio.com</dc:creator><dc:subject>home</dc:subject><dc:date>2006-04-28T10:50:00+02:00</dc:date><link>http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-1</link><guid isPermaLink="true">http://www.amicidipio.org/PIO/pensieri/pensieri.html#unique-entry-id-1</guid><content:encoded><![CDATA[Cayambe 23 aprile 2006.<br /><br /><br />Tramonta aprile con la gioia della Pasqua.<br /><br />Mi son lasciato contagiare in questo tempo di grazia abbondante dal pensiero della generosa offerta del Signore, della salvezza che si ostina a regalarmi.<br /><br />Mi scopro allora intestardito nel mio affannoso vivere in superficie, senza lasciare campo aperto a Lui nella mia anima, e alla costatazione delle mie pertinaci resistenze all&#8217;amore, mi ritrovo umiliato e confuso.<br /><br />Porto a giro con me questi pensieri e mi sorprendo a soffrirne mentre navigo per gli spazi ampi di queste valli campesine, a portare ai miei poveri il lieto annuncio della felicit&#224; della Pasqua.<br /><br />Mi si aprono orizzonti sognati, che il vento audace di una primavera senza reticenze si incarica di detergere da ogni impurezza per affidare la maest&#224; e la bellezza del paesaggio a perdita d&#8217;occhio, all&#8217;impero del sole.<br /><br />E&#8217; un luminoso omaggio al Signore della Pasqua la risurrezione a tutto campo di questa splendida natura andina. Le piogge di primavera, che si dispongono ormai a un doveroso recesso per lasciare libero sfogo all&#8217;estate che si annuncia carica di frutti maturi, offre nel frattempo un&#8217;assemblea infinita di fiori di ogni specie. Sono fiori di campo che adornano tutte le valli, cospargendole di ogni colore e forma; sono fiori dall&#8217;umilt&#224; evidente, senza pretese di nobilt&#224; e gerarchia, fiori che non sopportano il raffronto con la maest&#224; delle rose delle serre, assai numerose nei dintorni, forzate e indotte dalle audaci manipolazioni dell&#8217;uomo a raggiungere in tempi brevi un&#8217;immagine senza profumo (seguendo l&#8217;andamento della societ&#224; nostra, dove ci&#242; che conta &#232; apparire, figurare, esibirsi...).<br /><br />Questi fiori delle valli no: sono fiori che vogliono offrire la semplicit&#224; delle forme e la delicatezza del profumo intenso e dei colori.<br /><br />E mentre &#8211; come dicevo - mi lascio contagiare da questa natura splendida e generosa, affido all&#8217;impetuoso vento della cordigliera, che mi scompiglia, messaggi da portare lontano, gli affido la mia anima stanca, da condurre fino al sepolcro del Signore, che anelo intensamente trovare vuoto.<br /><br />Eccomi allora all&#8217;appuntamento con l&#8217;aurora luminosa della Pasqua.<br /><br />Arrivo in compagnia di coloro che hanno amato Ges&#249;, che custodiscono nel cuore la nostalgia degli affetti reciprocamente corrisposti, o che conservano nell&#8217;anima, umiliata dai tradimenti imposti dalla paura e dalla debole umanit&#224;, i rimorsi, e vengono ora anche loro a cercare la verit&#224;, sostenuti dalla volont&#224; di riscatto, da un profondo desiderio di vita nuova, dal proposito di raccogliere in un otre le lacrime dei pentimenti e la gioia di un perdono amorosamente concesso. Rinasce prepotente la voglia di tornare a raccogliere i passi andati, accanto a Lui, sulle colline di Galilea, dove il soffio del vento di primavera portava da una valle all&#8217;altra l&#8217;eco delle sue parole di beatitudini nuove, dove qualcosa di vero per sempre era sbocciato.<br /><br />Arrivo alla sua tomba trafelato e sconvolto, con l&#8217;ansia di trovare ribaltata la pietra, le bende nel suolo e il sudario composto, e unire cos&#236; una fede rinata a quella del discepolo amato che non aveva ancora compreso che il Maestro doveva risorgere.<br /><br />Mentre conduco fra queste Ande, al filo dei 4000 metri, la mia meditazione pasquale, mi nasce l&#8217;impulso di arrivare in fretta a tutte le mie comunit&#224; indigene, a spezzare con loro il pane della carit&#224; per la fame dei loro bambini, e a cantare con loro la speranza che la Pasqua regala.<br /><br />Ho voglia di sentire, sulle ali delle nuove certezze, le mie energie duplicate per riprendere, pur nella notte, il viaggio di ritorno da Emmaus a Gerusalemme, e arrivare con le prime luci di un&#8217;alba luminosa, con il cuore palpitante di emozione, a riferire ai fratelli che &#232; tutto vero, e che ci aspetta tutti in Galilea, l&#224; dove anche l&#8217;avventura della mia sequela, tanti anni fa era partita; l&#224; dove spero che la mia vita torni a fiorire generosa, senza pi&#249; tristezze, senza dubbi e tentennamenti, con una fedelt&#224; senza spossatezze, nella gioia della verit&#224; e della pace.<br />Padre Pio Baschirotto <br />]]></content:encoded></item></channel>
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